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Il Qarabag ha perso la sua terra, ma a poco a poco sta conquistando ammiratori in ogni parte del mondo

19.12.2014 | 14:00

10850330_689255691187917_797360050_nIl Qarabag era già famoso per il malinconico destino di squadra della città fantasma più grande del mondo, Agdam, 60.000 abitanti prima di essere abbandonata dopo la conquista da parte degli armeni nel corso della guerra del Nagorno Karabakh all’inizio degli anni ’90. Da allora la formazione azera gioca in esilio tra Baku e Quzanli, un pellegrinaggio permanente che ne ha fatto un simbolo da difendere con orgoglio per i rifugiati costretti a lasciare la loro terra in seguito al conflitto post-sovietico. Da pochi giorni il Qarabag ha aggiunto un altro capitolo a questa storia fatta di rimpianti inafferrabili: la qualificazione fantasma più evidente degli ultimi decenni di coppe europee. Conseguenza del gol di Richard Almeida nel recupero della partita con l’Inter, la rete che avrebbe regalato ai giocatori del tecnico Gurbanov vittoria e storico passaggio ai sedicesimi di Europa League. Sembrava il finale più bello: la gioia dell’1-0 all’ultimo istante, a pochi secondi dal triplice fischio dell’arbitro. Invece il direttore di gara ceco Zelinka, su segnalazione dell’assistente connazionale Pelikan, ha annullato per un fuorigioco lunare che nessuno ha visto. Così alla fase a eliminazione diretta è andato il Dnipro.

 
Agli azeri è rimasta una rabbia incontenibile che non accenna a spegnersi. Oggi, quando il profilo twitter della Uefa ha pubblicato on line l’abbinamento tra Dnipro e Olympiakos, il club bianconero, considerandoillegittima la presenza degli ucraini, ha immediato replicato con l’hashtag Justice for Garabagh (dizione corretta nella lingua locale, ndr). E’ il riferimento alla campagna che si sta diffondendo tra gli appassionati di mezza Europa da giovedì sera. Il vicepresidente Tahir Gozel ha scritto una lettera alla Uefa per protestare contro l’eliminazione ingiusta. Nella missiva ha detto di essere disposto ad andare a Nyon per difendere la causa della sua società incontrando direttamente il direttore delle competizioni sportive, Giorgio Marchetti. L’Uefa potrebbe occuparsi del caso nelle prossime riunioni dei suoi organi di giustizia sportiva, anche se è chiaro che ormai il verdetto del campo non può essere messo in discussione. Ma sono tanti gli appassionati di calcio che non si rassegnano. Ha già raccolto quasi 41.000 sostenitori la petizione on line che chiede “giustizia per il Qarabag” (Give us justice of Garabagh). Molti sono azeri, ma ci sono anche appassionati di mezza Europa, italiani e tifosi dell’Inter compresi. Non a caso, i promotori dell’iniziativa ringraziano proprio i nerazzurri che solidarizzano con loro, ammettendo la clamorosa svista dell’arbitro. La petizione è indirizzata a Michel Platini nel tentativo di ottenere un’impossibile correzione dell’errore di Zelinka e Pelikan. “Nel nostro Paese è pieno di spettatori che adorano Champions ed Europa League – si legge nel documento – ma questi eventi rischiano di far venire meno il rispetto nei confronti del mondo del calcio. Per questo motivo vogliamo che il nostro gol venga considerato valido. Tutto quello che chiediamo è giustizia”. Firmato “tifosi che vogliono fairplay”. Seguono già decine di migliaia di sottoscrizioni. Dopo oltre due decenni passati a difendere il ricordo della “città fantasma più grande del mondo”, ora c’è una qualificazione fantasma per cui lottare. Il Qarabag ha perso la sua terra, ma a poco a poco sta conquistando ammiratori in ogni parte del mondo.

 

 
La Repubblıca.it

 

 

19.12.2014 14:00

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