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Una signora armena : il Karabakh deve essere consegnato all’Azerbaigian

05.01.2015 | 12:06

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Questa volta l’interlocutore della rivista elettronica internazionale “KarabakhINFO.com” è stato una signora armena Janetta Mammadova, residente a Baku.

 

Dopo il conflitto del Nagorno Karabakh alcuni armeni di Baku durante il censimento del 1999 effettuato dal Comitato Statistico Statale non hanno esitato a nascondere la loro identità nazionale. Secondo il sondaggio di allora il numero totale degli armeni che vivevano in Azerbaigian, a eccezione del Karabakh aveva raggiunto la cifra di 700. Quindi, a quel tempo solo 700 armeni tra gli azeri avevano dichiarato pubblicamente a quale nazione appartenevano effettivamente.

 

 

Ma i vari funzionari statali, i membri in tempi diversi, in diversi stand molte volte hanno notato che tra di noi ci sono abbastanza armeni e la cifra al riguardo pronunciata molto spesso era 30 mila. In realtà, la quantità più o meno non importa molto. Infatti, ci sono ancora armeni nel nostro paese e godono degli stessi diritti dei cittadini azeri. Invece in Armenia è impossibile vedere un azero.
. Purtroppo l’Armenia ha perseguito una politica di pulizia etnica contro gli azeri , così sono stati espulsi dalle loro case.

 

 

Va sottolineato che in Azerbaigian ci sono120 mila 306 armeni. Questa informazione viene riportata nella lettera ufficiale del Comitato Statistico Statale. È stata una risposta alla domanda fatta dal KarabakhInfo.
Tenendo conto della maggiore probabilità di vivere a Baku e intorno a Baku, abbiamo parlato con alcuni armeni delle loro condizioni di vita, le loro ragioni di aver scelto l’Azerbaigian per vivere e di altre questioni.

 

 

“Voglio che l’Armenia consenta una condizione pacifica”

 

 

Questa volta abbiamo intervistato una sig.ra armena di nome Janetta, residente nell’insediamento Qizildash del distretto di Garadag della città di Baku. Soffrendo di una malattia cammina con il bastone. Lei che ogni anno si reca alla sanatoria quando ci ha accolto ha detto che è molto soddisfatta di tutti. I suoi vicini hanno condiviso i loro bei pareri su di Lei e hanno detto che Lei attira attenzione su di sè per aver sangue caldo e per la generosità.

 

 

Appena entriamo nella sua casa non di lusso, un po’ disordinata vediamo la foto del presidente della Repubblica dell’Azerbaigian Ilham Aliyev. Janetta guardandoci dice: “ Sono pronta a sacrificare la mia vita per lui, ne sono abbastanza soddisfatta. Chissà cosa sarebbe successo a noi se non ci fosse stato lui.

 

 

Poi le immagini sul muro che raffigurano la tradizione islamica ci attirano e per togliere la nostra curiosità le chiediamo il perchè di questa scena. “Dal giorno in cui sono venuta qui avevo accettato l’Islam”-risponde la sig.ra Janetta e così inizia la nostra conversazione.

 

 

– Sono Janetta Mammadova, figlia di Ulukhan. Sono nata a Leninakan. Il nome del padre assomiglia a quello azero, per questo motivo coloro che hanno poche informazioni su di me non sanno che sono armena. Prima di venire in Azerbaigian, cioè finchè non ero sposata vivevo a Leninakan. Dal 1978 mi sono sposata e traferita in Azerbaigian. Nel 1979 ho cominciato a lavorare presso l’impianto di calcare. A partire dal 1988 ho operato come guardia. Dopo l’inizio della scuola dei miei bambini non riuscivo a sistemarmi tra la casa e il lavoro. Ecco perchè ho deciso di licenziarmi.

 

 

Gli azeri sposavano le armene solo in due casi: o tutti e due abitavano nella stessa città, nello stesso quartiere oppure uno di loro andava nel paese dell’altra o viceversa. Come vi siete conosciuti?

 

 

– Mio marito a quel tempo era venuto in Armenia e ci siamo conosciuti per caso. Le circostanze mi hanno portato assieme a lui qui. Da quel momento siamo insieme, abbiamo tre figlie, e anche nipoti.

 

 

“Non mi è mai passata per la mente di cambiare il mio nome”

 

 

– Tra i vicini ci sono persone che sanno a quale nazionalità lei appartiene e come è il loro atteggiamento verso di Lei?

 

– Quasi tutti sanno che sono armena. A questo riguardo non avevo affrontato nessuna pressione. Ogni anno mi reco alla sanatoria, alla spiaggia Shikhov, lì godo della stima di tutti. Sono consapevoli della mia identità. Abbiamo ottime relazioni.

 

 

– Molti Suoi connazionali che sono residenti in Azerbaigian hanno cambiato il nome. Invece, Lei no. Lo possiamo collegare al fatto che qui lei si trova totalmente sicura ?

 
– Esatto. Non mi è mai passato per la mente di cambiare il nome. Qua mi chiamano Janna.

 

 

Quando è stato il suo ultimo soggiorno in Armenia e cosa ricorda della sua patria?

 

– Vada all’inferno l’Armenia. Ma che ricordo devo averne. Ci ha isolato dalle sorelle , dai fratelli. Ultimamente ci sono stata nel 1987. Poi c’ è stato il terromoto. Tutti i miei parenti, i genitori e la sorella sono andati in Russia. Poi il padre e la madre sono morti. Ora le sorelle ed i fratelli vivono in Russia. Sono in contatto solo con la sorella, ma non sempre, a volte. Mi hanno spezzato il cuore. Mi dispiace molto. I giovani la cui vita è stata tolta erano veramente innocenti

 

 

Avete parenti che abitano in Azerbaigian?

 

 

– No. Non ne ho nessuno. Tutti sono in Russia. Non voglio andare lì. Non voglio vedere nessuno di loro.

 

 

“Mia madre ha detto: “Vieni, altrimenti morirò senza vederti”

 

 

-Janetta che è nata armena, ora a quale nazionalità si sente vicina ?

 

 

– Da quando ci sono venuta mi sento azera. L’Azerbaigian per me è stato sempre la mia patria.

 

 

Dopo l’inizio del conflitto molti armeni hanno lasciato l’Azerbaigian. Invece, Lei no. Qual era il Suo motivo per decidere di starci?

 

 

– Lasciando le mie bambine orfane, come avrei fatto a tornare dai miei. Abbandonando tre figlie dove potevo recarmi? Non mi sono mai pentita della mia scelta. Ho ricevuto una telefonata da mia madre, piangeva, e disse: Vieni, altrimenti morirò senza vederti. In effetti, è morta senza vedermi. Le ho detto che lei avrebbe perso una bambina, ma io avrei perso tre bambine . Dio non mi ha messo in una situazione difficile, tutte e tre le figlie sono sposate con azeri.

 

 

Forse è consapevole dell’attuale situazione sociale tramite la televisione …

 

 

– Sì, la situazione è molto peggiore.

 

 

“Come faccio a dire chi è colpevole?”

 

 

Si propongono varie alternative per trovare la soluzione al conflitto- l’Azerbaigian pretende di liberare le terre invase o in modo pacifico o per la potenza militare, l’Armenia si presenta con rivendicazioni territoriali ed evita negoziati con vane scuse. Secondo Lei quale parte ha ragione e quale soluzione sarebbe accettabile per gli armeni?

 

 

– Voglio che le terre vengano consegnate all’Azerbaigian. Giuro per amore di Dio che glielo dico sinceramente. Per quanto riguarda la convivenza di due nazioni solo i governi hanno il potere di adottare qualche decisione. Se fosse per me, le terre verrebbero consegnate all’Azerbaigian. L’Armenia deve consentire la pace, la stabilità.

 

 
– A Suo parere quale parte crea degli ostacoli a questo riguardo?

 

 

– Ma questa è una questione politica. Come faccio a dire chi è colpevole? Non mi faccia domande politiche.
– Non insistiamo per rispondere in maniera politica. Se è possibile potrebbe esprimere la sua opinione come cittadina?

 

 

– Voglio che le terre vengano consegnate all’Azerbaigian

 

 

– Così, abbiamo portato a termine la conversazione con la signora armena. Fuori incontriamo il marito di sua figlia: ” Sarebbe stato meglio se non avesse fatto delle domande riguardanti la politica. La suocera ha il diabete. “- non nasconde l’emozione.

 

 

An cora una volta, siamo convinti che i legami famigliari sono sempre un passo avanti rispetto al conflitto tra le nazioni. Poi devo dire che imparentarsi è stato ottimo mezzo per risolvere il conflitto.

 

 

Continua……

 

 

 

 

Naiba Qurbanova
“KarabakhİNFO.com”

 

 

05.01.2015 12:06

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