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“Non avevano accolto mio figlio per curarlo poiché era turco”

06.01.2015 | 18:45

10850418_770573286348987_1933089051_nSebbene oggi in Azerbaigian ci siano migliaia di armeni, in Armenia è impossibile vedere un azero.Il motivo del fatto è legato alla deportazione di massa fatta da parte degli armeni contro gli azeri. Il nostro interlocutore questa volta è Gasimli Mirrayyub Abdulla oghlu che aveva vissuto lo stesso dolore. Lui è nato nel villaggio Khalisa del distretto di Vedi, dove aveva finito la scuola media. Ora vediamo cosa ci ha raccontato:

 

– Il 80 per cento della popolazione del villaggio era azero. Avevamo anche vicini armeni, con cui i rapporti erano estramamente ottimi. Certo che qualche volta non andavamo d’accordo, ma non in modo eccessivo.

 

 

Oltre ad essere avvocato, negli anni 1981 1987 avevo lavorato anche come giornalista presso la redazione “l’Armenia Sovietica”, le cui pubblicazioni erano 20 mila rivolte agli azeri. Nel suo personale c’erano prevalentemente armeni.

 

 

– Sicuramente del conflitto ne ha sentito prima al lavoro e come ha reagito?

 

 

– Nel 1987 ho ricevuto un biglietto per andare alla sanatoria di Yalta. Lì c’era anche una signora del Karabakh che lavorava come segretaria al Comitato della Regione del Karabakh. È stata prima lei a dirmi che si teneva una campagna di firma per l’annessione del Karabakh all’Armenia. Allora non ci ho creduto. Dopo essere tornato a casa ho chiamato mio cugino per chiarire se quella informazione era giusta o no. Il cugino mi ha detto di non badarci. Ma in realtà, gli armeni effettivamente facevano questa campagna di 120 mila firme. Da quel momento la situazione è cambiata. Quindi avevamo paura di uscire di casa anche per comprare un pane. In quel tempo era già arrivato il mio turno per essere provvisto dell’appartamento. Così mi hanno dato i documenti per la consegna dell’appartamento nel palazzo che si stava costruendo. Quando ne hanno sentito alla redazione, si è convocata una riunione. Alla fine hanno strappato i miei documenti. Hanno detto che gli azeri non dovevano essere forniti delle case, anzi le dovevano rubare da loro. Ci chiamavano turchi.

 

 

“I turchi sono i vostri nemici. Li uccidete dove li vedete”

 

 

– Cioé l’atteggiamento verso di Lei era cambiato?

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In qualsiasi momento ci potevano uccidere. Tutti loro avevano questa morale. Io stavo in ostello, ero l’unico azero lì. Se avessero saputo che ero azero, in un batter d’occhio mi avrebbero ucciso. Un giorno mentre tornavo a casa in autobus gli armeni ridendo hanno detto che sarebbe stato meglio se avvessero visto un turco, approfittando del caso lo lancerebbero giù dall’autobus. Non penso che ci sia un azero che vive con questo banale ed assurdo sentimento di vendetta e che per quanto aggressivi fossero , questo tipo di carattere non è per gli azeri.

 

 

Una volta mi sono recata in farmacia per comprare una medicina. Il farmacista me l’ ha fatta vedere e ha detto : Guarda che la abbiamo, ma non te la do. Ho portato il mio piccolo figlio all’ospedale, Non avevano accolto mio figlio per curarlo perché era turco. È morto dalla malattia. Facendo deliberatemente una iniezione sulla testa della figlia di un nostro parente l’hanno mutilata. Poi avevano confessato di averlo fatto consapevolmente e che finchè ci fossimo presenti noi, il nostro destino sarebbe stato così. Di giorno in giorno la situazione diventava peggiore. Un’ altra volta ho litigato con un mio collega armeno il quale aveva strappato i miei documenti ulteriori. Ha detto : presenterò i turchi come nemici non soltanto ai miei figli, anche ai miei nipoti e nipotini. Gli dirò di ucciderli ovunque li vedono.

 

 

“Gli Armeni saranno ricordati assieme alle loro ingiustizie commesse contro di noi”

 

 

-C’erano macchine per gli armeni che stavano trasferondosi. L’Azerbaigian aveva creato tutte le condizioni necessarie per il loro trasferimento. Ma…

 

 

– Ogni giorno ringraziamo il cielo per rimanere vivi. Quando vedevano un camione pieno di turchi sparavano. Con grande difficoltà, di notte nel mese di novembre 1988 siamo riusciti a lasciare la nostra casa. Prima di noi la gente del villaggio vicino, Shirazli in una sola notte è stata espulsa con forza dalle proprie case. Ha vissuto affamata più di due mesi nella linea di frontiera con la Turchia. Ma quante persone sono morte in quel deserto, quanti bambini sono nati. Era una scena terribile.

 

 

– Siete in contatto con i vostri ex vicini armeni?

 

 

– No, solo una volta a Mosca ho visto uno dei nostri vicini. Certo che ne sono stato molto felice. Non fa differenza a quale nazionalità apparteneva. Perchè avevamo vissuto nella stessa zona per molti anni. Mi mancano da morire le nostre terre natali, e gli armeni saranno ricordati assieme alle loro ingiustizie commesse contro di noi.

 

 

Naiba Gurbanova
“KarabakhİNFO.com”

 

 

06.01.2015 18:45

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