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Gli armeni non restitueranno i nostri territori in modo pacifico

07.11.2013 | 17:51

1383832058_1383390643_3L’intervista di Habil Gurbanov, dottore in scienze di giurisprudenza, professore, direttore del dipartimento della Teoria Statale e Giuridica e del dipartimento dei Diritti civili e processo civile presso l’istituto di Filosofia, Sociologia e Giurisprudenza dell’ASNA

– Cosa pensa degli aspetti giuridici riguardanti il conflitto del Nagorno-Karabakh?

 

– Karabakh fu la terra dell’Azerbaigian, e non rimarrà sotto l’invasione armena per sempre. Il fatto è quello che là avevano vissuto gli azeri. Quindi intendo dire che nel XVIII secolo fu un canato chiamato Karabakh diritto da Panahali khan.  Storicamente Karabakh apparteneva all’Azerbaigian e di seguito gli armeni si stabilirono in quella terra. Essi avevano lavorato come schiavi, servitori nei giardini dei khan e della popolazione di Karabakh. A quell’epoca il numero degli armeni era pochissimo. Ma dopo la guerra persiano-russa, la Russia zarista trasferì gli armeni ai territori azeri,sopratutto dall’Iran alle terre del canato Karabakh. Cioè essi vennero trasferiti al territorio attuale del Nagorno-Karabakh e così si stabilirono lì. Oltre a questo, durante il dominio dell’ex Unione Sovietica  nel 1975 gli armeni del Nagorno-Karabakh celebrarono 150°anniversario in occasione del loro trasferimento e stabilimento in Nagorno-Karabakh. Nonchè essi costruirono un monumento dedicato a quel evento a Aghdere( adesso si chiama Mardakert).  Tutte quelle vicende furono legate alla politica dell’impero russo. Fu una politica volta all’aumento del numero dei cristiani e degli armeni nei territori azeri. Tutto il mondo accetta queste realtà,quindi gli armeni non sono aborigeni del Nagorno-Karabakh. Dal aspetto giuridico vorrei dire che Il Nagorno Krabakh è la terra nativa dell’Azerbaigian. Le pretese avanzate dagli armeni non assumono nessun valore, sono vane. Essi non hanno nessun documento storico con cui  affermino che Karabakh fu terra armena.

 

– Come Lei valuta l’approccio delle organizzazioni internazionali verso il fatto dell’occupazione del 20% dei territori azeri? 

 

– Senz’altro che le organizzazioni internazionali cunducono politica basante sugli standard ambigui. È vero che le organizzazioni internazionali, in particolare ONU riconosce l’integrità territoriale del nostro paese. Per quanto ne sappiamo, ci sono 4 risoluzioni destinate al ritiro delle forze armate armene dai territori invasi azeri.. Questi sono grandi documenti. Però non vengono eseguiti. È la verità è quello che questi documenti esistono. E questo vuol dire che l’integrita territoriale dell’Azerbaigian si riconosce. In breve, tutti gli organi ufficiali la accettano. E questo dimostra che il Nagorno-Karabakh appartiene a noi.   Gli armeni devono lasciare i territori invasi. Adesso si guidano trattative, il Gruppo di Minsk dell’OSCE è mediatore in questo processo. Gli esponenti di 3 grandi paesi USA, Russia e Francia dirigono il processo e prendono il ruolo di mediatore.. Ma Purtroppo non si vede nessuna posizione severa contro gli armeni. Così problema rimane irrisolto. Per carità il Consiglio d’Europa, Unione europea e Organizzazione della Conferenza Islamica riconoscono l‘Armenia come uno stato aggressivo e richiedono il ritiro delle forze armeni dalle regioni invase dell’Azerbaigian.

 

– Seconde Lei  il ruolo di mediatore del Gruppo di Minsk dell’OSCE in questo processo è sufficiente?

 

Gli armeni non restitueranno i nostri territori in modo pacifico-No, non è sufficiente. Questo gruppo non sta nella posizione acuta contro l’atteggiamento aggressivo degli armeni e non dice niente al loro indirizzo che avevano occupato il Nagorno-Karabakh e 7 regioni circostanti. Ci sono circa 1 milione rifugiati in Azerbaigian e loro devono ritornare alla loro patria. Le pretese non si compongono di questi sopraindicati. Loro realizzano solo i processi di pace, mostrano un atteggiamento mite per entrambi e invitano le parti a trovare una via comune. Azerbaigian ha sempre dichiarato che va al compromesso, conferisce maggiore autonomia all’ex provincia del Nagorno-Karabakh. Si danno tutti i poteri relativi . Azerbaigian presterà la sua cura e attenzione verso questa regione autonoma come il suo territorio. A patto che sia una parte del nostro paese. Ecco l’uscità da questo conflitto. Invece, i rappresentanti dell’OSCE non sono obbiettivi nella cosidetta questione.Non vogliono offendere l’Armenia.

 

Secondo il suo parere l’Azerbaigian deve conquistare le sue terre con guerra o in modo pacifico? È in grado di risolvere il problema con la guerra? 

 

– È possibile con la guerra. Certo che gli armeni non pensano di restituire i territori invasi azeri. Loro sfruttano questa situazione come un mezzo di pressione contro la nostra parte. Non credo che il conflitto trovi la soluzione in modo pacifico. Ogni cosa ha il suo limite e la fine . Lo afferma anche il nostro capo dello Stato. Abbiamo un forte e potente esercito. E il nostro popolo è pronto e in grado di liberare le regioni sotto l’occupazione. Essendo di Karabakh volevo dire che la nostra popolazione è disponibile a combattere.   Aspettiamo solo l’ordine del nostro colonello. Prima e poi verrà quel giono. Gli armeni dicono : “non avevamo occupato queste terre in modo pacifico, e perchè le dobbiamo restituire pacificamente? Avevamo combattuto e subito un sacco di perdite e così le avevamo conquistate”.     Anche il processo di pace dovrebbe avere un periodo. Per quanto tempo dobbiamo soffrire? Il presidente ha più volte detto che se non ci riusciremo in modo pacifico, lo faremo con la forza militare.  Abbiamo abbastanza potenza. Il numero dei nostri abitanti è superiore a quello di essi. Già godiamo delle nostre tecniche militari che rispondono agli standard mondiali.. Ecco perchè penso che il problema debba essere risolto con la forza militare. Non c’è un’altra alternativa.

 

– Secondo Lei il Genocidio di Kojaly può ottenere valutazione dal aspetto giuridico?

 

-Certo! Il Genocidio di Kojaly è una delle tragedie piu orribili e gravi commesse  contro il popolo azero.

 

Nel 1992 gli armeni con l’aiuto dell’esercito russo avevano commesso la tragedia di Kojaly. Nel rapporto ufficiale si dimostra che le persone uccise furono circa 700, ma al mio parere sono piu` di 1000, perchè quelle scomparse non sono vive. I nostri connazionali di Kojaly vennero uccise brutalmente. Bambini, donne, e molte famiglie si portarono in rovina. Alcuni stati ufficialmente ha riconosciuto la tragedia come genocidio. Credo che prima o poi ONU, anche le altre organizzazioni internazionali accetteranno gli eventi orribili avvenuti a Kojaly come un Genocidio.

 

Se gli altri paesi  rispettano se stessi e il suo popolo, devono riconoscere la nostra tragedia come genocidio perchè in futuro non subiscano la stessa cosa o li sostengano. È una tragedia molto grave commessa da parte dei membri del Dashnak contro il nostro popolo.

 

Lei è soddisfatto con il sentimento di patriottismo tra i giovani di oggi? Il nostro Governo svolge qualche attività per aumentarlo o cosa dovrebbe fare?

 

-Io da molti anni che lavoro nel ambito di istruzione. Sono stato decano dell’Università dell’Azerbaigian per 7 anni. Direi che il sentimento di patriottismo tra i nostri giovani è sul punto elevato. Si vede nei loro discorsi. Nonchè si effettuano lavori in questa direzione al livello statale e si parlano di Krabakh nella media. Si raccomanda ai giovani di non dimenticare quei momenti. Tali conversazioni si possono trovare nelle diverse famiglie. Non potrebbe essere una famiglia che non abbia la ferita di Karabakh. Non fa differenza se questa famiglia è di Karabakh oppure dell’altra regione. Perche alla guerra tutti i cittadini avevano partecipato, e furono martiri di tutte le regioni dell’Azerbaigian. Questo è molto difficile. Pertanto, sia nella media che nelle famiglie e nei istituti educativi si tengono tali conversazioni per non scordare le vicende del passato.

 

 

 

Agshin Masimzadə

 

 

“KarabakhİNFO.com”

 

07.11.2013 17:51

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