Italiano

“I figli di Qubadli con un’arma in mano sono pronti ad andare in prima linea”

30.08.2014 | 11:50

qubadli-bashciMalik Isagov: “ Ai primi del mese di agosto di questo anno, in prima linea è iniziata la battaglia. Allora sul volto di tutti si leggeva quest’espressione “Noi torniamo”

Qubadli, uno dei luoghi antichi della regione di Zangazur dove ci sono alte montagne, diritte rocce, fresche sorgenti, sorprendenti boschi, impetuosi fiumi , la terra fertile, il 31 agosto 1993, è stato occupato dagli armeni. Centinaia di persone di Qubadli eroicamente hanno combattuto e sacrificato la loro vita per questa terra. Dal 1988, più di 30 abitanti di questo distretto sono stati costretti a vivere come sfollati.

 
Oggi essi hanno dovuto lasciare le loro case come il capo del Municipio del distretto di Qubadli Malik Isagov. Esso ha parlato al “KarabakhİNFO.com”, rivista elettronica internazionale dei ricordi di Qubadli e della nostalgia per la patria che provano gli abitanti.

 

 

– Sig.r Malik, sono già 21 anni che il distretto di Qubadli si è staccato dalla sua popolazione. Vivere lontano dalla patria, quanto potrebbe essere difficile?

 

 

Esattamente 21 anni fa, siamo stati sfollati dalla nostra patria. Ci manca la fresca aria e la meravigliosa natura di Qubadli. Solo le persone che hanno vissuto il nostro destino potrebbero capire i sentimenti di coloro che hanno lasciato in prigione la tomba dei loro cari per mano del nemico. Il 31 agosto il distretto di Qubadli è stato occupato ed a partire da quel giorno la sua popolazione vive come sfollata.

 
Anche se sono state create confortevoli condizioni di vita per gli sfollati interni, nessun altro luogo può sostituire la casa del padre, dove si cresce e si muore. Guardando i loro volti, si sentono la nostalgia di casa, il dolore. La nostalgia è abbastanza pesante. Non auguro a nessuno di lasciare il proprio paese e andare da qualche altra parte.

 

 

– Come ricorda l’occupazione?

 

Il 29 agosto 1993 si è svolto il referendum. A questo proposito, ci sono andato a monitorarlo. Il 30 agosto, di giorno sono uscito da lì. Purtroppo, Qubadli è stata occupata il 31.

 

 

– Sig.r Malik, quanto danno è stato causato al distretto Qubadli durante l’occupazione?

 
Il quartiere è stato danneggiato per un importo di $ 1,5 miliardi. Durante l’occupazione, 1 città, 93 villaggi e 6988 case, 1080 proprietà industriali e 8 proprietà agricoli, 32 centri di comunicazione, 86 centri sanitari, 180 centri culturali e 74 centri di studio, 125 istituti commerciali e 96 departimenti di ristorazione, 25 servizi di consumo, 48 istituti del settore agricolo,6 impianti industriali, autostrade di 650 km e 9 ponti, 2 serbatoi d’acqua, linee d’acqua di 150 chilometri, linee elettriche 4.830 km , gasdotti principali di 165 chilometri, 146 edifici amministrativi, 18 mulini, 4 stazioni di pompaggio acqua, 120 sottostazioni elettriche e trasformatori sono stati distrutti, una superficie forestale di 13.365 ettari è stata occupata dal nemico. Inoltre, gli armeni hanno saccheggiato il Museo di Storia ed Etnografia di Qubadli dove più di 5 mila pezzi unici erano esposti.

 

 

– Come era Qubadli ? Ne parli per coloro che non l’hanno vista mai.

 

 

A Qubadli scorrevano tre fiumi: Bargushad, Hekeri ed Aga. C’erano un sacco di monumenti storici. C’erano più di 600 sorgenti ricche di sostanze minerali. Tra cui “Shirin Bulag” , “Imamzade” nel villaggio Mamar, “Turshsu” nel villaggio Goyyal e altri. C’era un giacimento di pietra Mishar nel villaggio Hajili. Vicino ai villaggi Aligulushaghi, Qudanli, Muradkhanli, Basharat c’erano giacimenti di calcare marmorizzato.

 

 

– Quando fu occupata dagli armeni, quante persone sono state prese in ostaggio? Ha qualche informazione sul loro destino?

 

 

Approssimativamente, più di 100 persone. La maggior parte dei prigionieri era anziana. Non credo che queste persone siano sopravvissute fino ad oggi.

 

 

– Non è un segreto che gli sfollati da Qubadli vivono con la speranza di tornarci … Sì, è vero. Ai primi di agosto di questo anno è iniziata la battaglia in prima linea. Allora sul volto di tutti si leggeva quest’espressione “Noi torniamo”. Essi attualmente sono in attesa dell’ordine del Comandante Supremo. E sostengono la politica del presidente Ilham Aliyev. Se il Comandante in capo decide di restituire le terre con mezzi militari, gli eroici figli e le figlie di Gubadli, con un’arma in mano, sono sempre pronti ad andare in prima linea.

 
Ci auguriamo di tornare nelle nostre terre natali. Quel giorno non è lontano. Poiché già i paesi del mondo riconoscono che più del 20 per cento del territorio azero è stato occupato dagli armeni e sostengono l’integrità territoriale dell’Azerbaigian. Spero che ci torniamo.

 

 

Gunel Jalil
“KarabakhİNFO.com”

30.08.2014 11:50

Lascia un commento:

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*