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Lachin- l’obbligo della dignità

17.05.2014 | 16:49

1400327055_lAkif Salimov

 Capo del Municipio del distretto di Lachin,

Veterano della guerra del Karabakh

 

 

Ricordo quel distretto come era. Se passano 1000 anni, esso non cambierà mai. Lo ricordo come avevo visto in gioventù. Se permette Dio, con la stessa immagine lo vedremo. L’ultima volta ci sono stato alla fine del mese di aprile 1992.

Attraversando Kalbajar siamo entrati in Lachin e abbiamo condotto battaglie.

 

Fino al aprile del 1992 la superficie di Lachin era sotto il controllo dei nostri soldati. Dopo quando Kalbajar è stato accerchiato, eravamo costretti a lasciare Lachin. Allora avevo 42 anni. Lo immagino come avevo visto prima: quei viottoli, quelle montagne, quelle pietre.

Lì assenti solo noi.

 

Se avremo la virilità, ritorneremo a Lachin. Non c’è un’altra alternativa. Così Lachin sarà Lachin. Oggi il primo desiderio delle persone di questo distretto è quello di ritornare in patria. Non si può parlare di un altro tema. Altri sono desideri secondari connessi con i problemi sociali. Ci sono problemi reali derivanti dallo sfollamento. Si sono adottati programmi statali per la cura dello stato agli sfollati la cui base è stata costituita dal grande leader Haydar Aliyev.

 

Il nostro presidente prosegue questa politica con successo. Al fine di migliorare la condizione di vita degli sfollati negli ultimi 10 anni si sono costruiti 82 cittadine, circa 1500 famiglie del distretto si sono fornite delle case. Sebbene tutto questo il compito principale è quello di tornare a Lachin.

 

Nel 1992, mancava lo stato per tutelare Lachin. Come partecipante alle battaglie lo posso dire con certezza. Nel maggio  1992 non esisteva nessun stato azerbaigiano, non c’era neanche l’esercito(aveva solo il nome): Il Ministero della Difesa. A quel tempo essenzialmente la comunità azera non era pronta alla guerra. Invece armeni come un popolo e una nazione erano disposti per gli eventi del maggio  1992, da qualsiasi punto di vista sia moralmente che psicologicamente.

 

L’amministrazione governativa dell’Azerbaigian in quel periodo aveva un approccio diverso. Essi pensavano che gli stati post-sovietici non facessero rivendicazioni territoriali l’uno contro l’altro. La nostra nazione non lo aspettava. Il popolo armeno ha sfruttato quella situazione e ci ha sconfitto.

 

Ma adesso il rapporto delle persone alla guerra è cambiato . Abbiamo l’obbligo della dignità, dobbiamo ritornare alle nostre terre perse. Il nostro popolo deve essere sempre pronto alla guerra. La guerra è la piazza dove si uccidono esseri umani. Essa non è quella in cui si rispetta l’umanità. Tra i nostri connazionali c’è uno slogan: “ Da ogni famiglia di Lachin un ufficiale per l’esercito…” L’ufficiale azero deve possedere moderne conoscenze.

 

Ricordo bene gli anni dell’Università. Durante il periodo dell’URSS ci insegnavano materie militari. Le lezioni venivano insegnate per 4 anni, e preparavano ufficiali per l’esercito sovietico. Studenti con ottimi voti si inviavano a prestare il servizio militare per 2 anni. Io ero uno di quegli ufficiali. Ho iniziato la mia attività lavorativa come ufficiale nell’esercito sovietico. Gli eventi del 1988 sono cominciati quietamente. Poi si sono messi a prendere una natura grave. Le armi sono state utilizzate contro i civili nelle zone di frontiera. Il contorno della guerra era già visibile .

 

Le regioni di confine hanno avuto una speciale unità di polizia e venute armate con armi leggere. L’obiettivo era quello di impedire scaramuccie che avvenivano nei confini. A quel tempo ero direttamente coinvolto nella formazione del battaglione. Siamo riusciti a creare un battaglione organizzato.

 

La popolazione di Lachin  dimostrava notevole altruismo. Ma in generale non capiva che la parte armena avrebbe avanzato pretese territoriali. Già nel corso della guerra è nata la vacuità nel governo nel maggio 1992. Dopo che l’8 maggio Shusha è stata invasa, Lachin è rimasto tra l’Armenia ed il Nagorno Karabakh. Allora tra Shusha e Lachin c’ erano volontari armati. Il 14-15 maggio essi si sono inviati a Baku con tutte le munizioni che avevano. Così questa distanza è rimasta indifesa. Come risultato di questo fatto non è stato possibile organizzare la tutela di Lachin e siamo stati costretti a lasciarlo.

 

Anche oggi sono disposto a lottare per il Karabakh. Mi fido della potenzialità e della determinazione del popolo azero. Noi vinceremo se sarà la guerra. Manca poco tempo per ritornare alle nostre terre natali. Senza dubbio posso dire che, se inizia la guerra circa 10 mila persone di questo distretto volontariamente parteciperanno al combattimento. La perdità di Lachin, Kalbajar e del Karabakh ha fatto una buona lezione alla nazione dell’Azerbaigian. Adesso il popolo azero sta su di morale. Quindi, a tutti i costi ritorneremo a Lachin…

 

 

 “KarabakhİNFO.com”

 

 

 

17.05.2014 16:49

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