Italiano

Le tendenze per rompere la volontà nella democrazia del popolo azero

18.01.2014 | 13:23

1390036851_20yanvar1La preparazione e la discussione del disegno di legge sulla sovranità dell’Azerbaigian, nonostante la resistenza di Mosca è stata effettuata con grande velocità. Sotto la pressione delle forze democratiche della con la legge sono stati aggiunti le comme sulle normative di uscire dall’ URSS ed il vantaggio delle leggi dell’Azerbaigian SSR alle leggi dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.

Secondo i risultati del dibattito, la sessione del Consiglio Supremo
che si è tenuto il 23 settembre, ha adottato la legge di Costituzione sulla “ovranità dell’Azerbaigian SSR”. Così, tra le repubbliche sovietiche l’Azerbaijan ha avuto il primo passo verso l’indipendenza sulla base dei principi di sovranità. Però, la Mosca ha abbrogato la legge “sulla sovranità dell’Azerbaigian SSR” dichiarando tale legge è contraria alla Costituzione dell’URSS.

 

Siccome la crescente presenza delle tendenze centrifughe in Azerbaigian era una grande minaccia per il governo dell’URSS, Mosca utilizzava abilmente contro l’Azerbaijan come il mezzo di pressione il problema di ​​Nagorno-Karabakh. La pulizia etnica condotta dagli armeni in Armenia e in Nagorno-Karabakh, poteva essere effettuata solo con il sostegno di Mosca. Infatti, in tali circostanze, il 1 ° dicembre 1989, il Consiglio Supremo di Armenia ha preso una decisione sulla fusione di  Nagorno-Karabakh ed Armenia.

 

Secondo la tale decisione solamente in 42 giorni, tutte le imprese e le organizzazioni in Nagorno-Karabakh sono stati dati all’autorità dei ministeri e delle agenzie adeguate dell’Armenia. Dopo che tutti i comitati di regione-partite sono stati incorporati al Partito Comunista dell’Armenia,  tutte le bandiere, gli stemmi, le forme, i nomi delle città nel territorio del Nagorno-Karabakh sono stati annullati e ci è stata messa la bandiera dell’Armenia. Presto è stato istituito la medaglia “Artsakh” dedicata alla unificazione di Nagorno-Karabakh all’Armenia ed una serie di misure sono state adottate per il riconoscimento della sovranità della Provincia. Non è sorprendente che proprio nel risultato di queste tentative, la situazione nell’Azerbaigian ha avuto la forma di crisi e la Mosca ha cominciato a spianare la strada per fare rappresaglie al movimento democratico in Azerbaigian.

 

Dal 3 al 6 gennaio, i rappresentanti di Mosca Barannikov, Ludayuskas, Bobkov ed altri che sono stati a Baku, sono andati a Ganja in segreto, hanno ricevuto i compiti specifici presi dal ministro della Difesa dell’URSS – Yazov e è stato preparato il piano di “Typhoon”.

 

La mancanza di una linea politica indipendente ed una posizione fissa e chiara della direzione dell’Azerbaigian, ha prosso di realizzare l’attuazione della “politica” di Mosca. Il 13 gennaio a Baku sono stati uccisi due azeri da parte di un armeno, e  in risposta all’uccisione degli azeri a Baku il 13-14 gennaio c’è stata la persecuzione degli armeni in alcuni parti di Baku. Tutto questo era pensato fin dall’inizio dalla Mosca.

 

Il 15 gennaio 1990 , il presidente del Condiglio Supremo dell’URSS , Gorbaciov ha firmato un decreto che dichiarava lo stato di emergenza nel Nagorno – Karabakh e in altre regioni e nel 7o paragrafo di tale decreto  è stato offerto al Presidium del Consiglio Supremo dell’Azerbaijan SSR di prendere le misure necessarie e di imporre il coprifuoco nelle città di Baku e Ganja ed in altri regioni.  Tuttavia, contrariamente a tale decreto il Presidium del Consiglio Supremo dell’URSS, il 19 gennaio 1990, secondo la falsa decisione del 15 gennaio che non era il potere giuridico  dell’Azerbaijan SSR, ha preso un decreto sulla “introduzione dello stato di emergenza a Baku” il 20 gennaio dalle ore 00:00.   E ‘stato determinato che l’ex leader di Unione Sovietica – Gorbaciov firmando il tale decreto, ha gravemente violato gli articoli 119 della Costituzione dell’Unione e 71  71 della Costituzione dell’Azerbaigian SSR .

 

Il 19 gennaio , nel risultato dell’operazione del gruppo “Alfa” del KGB di URSS e della  direzione del KGB della Repubblica, è stato esploso il blocco di potenza del canale televisivo della Repubblica per evitare il popolo di avere l’informazione ufficiale sullo stato di emergenza a Baku.  Tuttavia, allo stesso tempo, sono stati istituiti 26 picchetti, barricate,  le entrate ed uscite alle 34 su 60 sezioni di truppe militari tra cui c’era anche il caserma di Salian sono state bloccate Alcuni dei leader del Fronte Popolare diceva al popolo di disperdersi, mentre altri consigliavano di resistere. Nonostante l’impostazione dello stato di emergenza alle ore 00:00 il 20 gennaio, le truppe militari sono entrate a città da parte di Turkan – Gala cominciando dalle ore 21 il 19 gennaio. La direzione del “Operazione di Baku” la conducevano direttamente il ministro della Difesa dell’URSS Dmitry Yazov, ministro dell’Interno Vadim Bakatin, il vice presidente di KGB Philip Babkov.

 

Le tendenze per rompere la volontà nella democrazia del popolo azeroLe truppe di guarnigione di Baku, le unità militari portate, le squadre di atterraggio  hanno attaccato la città. Equipaggiamento militare pesante ha facilmente distrutto le barricate. Nelle strade della città versava la sangue delle persone innocenti uccise e ferite – anziani, donne e bambini. I militari sparavano le persone che uscivano alle strade per caso, le abitazioni residenziali, veicoli di emergenza, uccidevano i feriti, bruciavano i cadaveri, li insultavano e prendevano in giro. Uccidevano le persone dolorosamente sotto i pesanti equipaggiamenti militari. Utilizzavano le arme ed i preiettili proibiti. Tra le vittime, c’erano rappresentanti di cinque nazioni. Anche per far perdere le sue tracce di atrocità bruciavano e nascondevano i cadaveri. E per questo centinaia di persone nella repubblica si ritengono perse. Ci sono un sacco di misteri che  conserva “Gennaio Nero” in se fino ad oggi. 69 volumi di 100 del materiale per l’investigazione sono stati apportati da Baku a Mosca e non sono ancora stati restituiti. Le truppe di contingenti che sono entrate a Baku (Secondo alcuni rapporti, il numero dei militari ha raggiunto 60 mila) per eseguire l’”ordine di battaglia” sono state preparate psicologicamente.

 

Le truppe inviate a Baku sono tenute in campi chiusi. A loro non permettevano di essere in contatto  con la gente, per non essere a conoscenza del fatto che le persone erano disarmate. Ai soldati ed ufficiali hanno detto che, “fondamentalisti islamici” e “panturkisti” presero il potere nell’Unione Sovietica, e quindi, è necessario distruggerli. Loro si erano radicati in odio contro gli azeri, e con le bevande alcoliche hanno sparato ed ucciso brutalmente le donne, gli anziani, i bambini, ed anche gli autisti e medici di ambulanze. I carri armati schiacciavano le auto piene con la gente del Dipartimento amministrativo del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian. Alle ospedali hanno tagliato le luci, per ostacolare l’assistenza medica ai feriti.

 

Prima della dichiarazione dello stato di emergenza al popolo, le forze militari hanno ucciso 82 persone e 20 persone sono state mortalmente ferite. E ‘stato determinato che secondo  la prima comma dell’atto Internazione preso nel 1966 sui “diritti civili e politici”, il popolo di Baku doveva essere informato ufficialmente sullo stato di emergenza nel momento di stipulazione del decreto. Però questo non è stato fatto di proposito. Dopo l’ omicidio di massa, il 20 gennaio 1990 alle ore 5.30 del mattino il comandante della città di Baku V.Dubinyak ha mandato in onda l’informazione ufficiale tramite la radio sullo stato di emergenza.  Mentre il 20 gennaio, dalle ore 00:00 sono stati utilizzati diversi tipi di carri armati, sono stati rimossi gli atterraggi dalla Flotta militare del Mar Caspio. Questo atto di aggressione contro il popolo azero è stato effettuato in fasi.

 

Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza, il 20 gennaio e nei giorni successivi, sono state uccise altre 57 persone. Nelle regioni in cui non è stato dichiarato lo stato di emergenza, il 25 gennaio a Neftcala sono state uccise 2 ed il 26 gennaio a Lankaran sono state uccise 6 persone.

 

Così, nel risultato di entrata illegale di truppe nella capitale sono state uccise 147 persone, ferite 744 persone, e sono state illegalmente arrestate 841 persone, 112 di loro sono stati portati in varie città dell’URSS e rimaste in carcere. Da parte dei militari sono stati distrutti 200 case ed appartamenti, 80 automobili, tra cui c’erano anche auto ambulanze, nel risultato degli incendi causati dalla combustione sono stati distrutti una grande quantità di beni pubblici e privati​​.

 

I beni pubblici, governativi e privati hanno sono stati danneggiati ed il danno a loro apportato sono di 5.637.286 rubli  di quel periodo.

 

Crimini sanguinosi contro il popolo dell’esercito sovietico non erano ancora finiti. Le Navi di “Flotta di Petrolio del Mar Caspio” venuti alla baia di Baku per protestare contro il massacro sanguinoso sono state circondate dalle navi militari e  sono stati arrestati e decine di marinai. La Nave “Sabit Orujov” ha informato il mondo sulla tragedia con il segnale “SOS”.  Per prevenire l’attacco alla città dal mare i marinai azeri rischiando la vita hanno raccolto tutte le navi nella baia di Baku. Il 21 gennaio, alle ore 20:30, i marinai che hanno avuto informazione sul carico non  coll’accompagnimento si due barche e due  navi da guerra, sono entrati nella lotta impari con loro. Nel risultato degli spari dalle navi da guerra sovietiche, le navi “Neftgaz – 18 ” , “Neftgaz – 64” , “Aktau”, “Shirvan – 2”, “Celeken – 1″ ,”Atlet -21”, “Vodoley – 4” sono state gravemente danneggiate. Alla reppressione di massa cominciata dopo il “ Gennaio Nero”  sono stati sottoposti anche i marinai eroici.

 

E’ chiarito dai documenti nel Consiglio Supremo dell’Azerbaijan che, subito dopo la tragedia di gennaio, il 22 gennaio secondo la richiesta di 160 deputati, col decreto del Presidium del Consiglio Supremo dell’Azerbaigian SSR, è stata convocata la sessione straordinaria del Consiglio Supremo del Dipartimento amministrativo del Presidente dell’Azerbaijan SSR  ed  hanno adottato una serie di documenti:  il decreto di gennaio del 1990 del Presidio del Consiglio Supremo dell’URSS è stato nominato “atto di aggressione”, “crimine contro il popolo dell’Azerbaigian”. Nella decisione l’esecuzione di tale decreto è stata fermata in tutte le regioni esclusi  ” Nagorno -Karabakh e la frontiera dell’Armenia con le regioni limitrofe”, ed è stato richiesto il ritiro delle truppe militari da Baku dalle altre regioni della repubblica. Il 11 febbraio 1990 nella riunione del Presidium del Consiglio Supremi della repubblica è stata approvata la dichiarazione della Commissione parlamentare di indagine che ha indagato la tragedia di Gennaio. Nella dichiarazione sono stati richiesti l’istituzione della commissione dei deputati del Consiglio Supremi dell’URSS per indagare gli eventi del 20 gennaio, la considerazione della responsabilità dei responsabili della tragedia, la fermata del rigore del decreto di 19 gennaio nelle città e regioni dell’Azerbaigian SSR, la presa della decisione sul pagamento per i danni apportati alla repubblica. Però, questi requisiti non sono stati eseguiti  dalla direzione dell’ex Unione Sovietica e le truppe militari sono state tenute nel paese.

 

Infine, va ricordato che non sono sufficienti solo i motivi sopraindicati che hanno portato alla tragedia del 20 gennaio.  Tutti sanno che la tragedia di 20 gennaio ha radici storiche profonde.

 

Nero gennaio è uno di  serie di azioni penali commessi contro il popolo dell’Azerbaigian cominciando dal XIX secolo. Se guardiamo agli eventi di Alma-Ata (1986), Tbilisi (1989), Vilnius (1991), sicuramente si pone una domanda del genere, “perché queste azioni non erano così sanguinose e su larga scala”?

Quindi, l’obiettivo era quello di attuare una politica di genocidio contro il popolo azerbaigiano deliberatamente. Genocidio, deportazione, sono relativi alla politica di annessione forzata del territorio dell’Azerbaigian all’Armenia.

 

 

 

Zaur Aliev ,

Impiegato dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian,

Presidente del Centro della Diaspora Ricerca Scientifica,

Dottore di Filosofia politica.

 

 

“KarabakhİNFO.com”   

 

Nella ricerca sono stati utilizzati la biblioteca presidenziale del Dipartimento amministrativo del Presidente della Repubblica dell’Azerbaigian e le pubblicazioni di scenziatidell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian

 

 

18.01.2014 13:23

Lascia un commento:

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*