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Nagorno Karabakh, il conflitto dimenticato

09.12.2013 | 14:01

1386582338_azerbaijan-nagorno-krabakh-rifugiati-u10175353656sgf-258x258ilsole24ore-webAZERBAIJAN – Sono molti anni che Khosrov non dorme più nella stanza da letto, su, al primo piano. L’ultima volta che i proiettili hanno infranto i vetri conficcandosi nelle travi ha detto basta.

 

Anche nel cortile è meglio non indugiare. Lo suggerisce il cancello di ferro, crivellato di colpi, o i fori da arma da fuoco sui panni stesi nella zona più esposta. Il muro in cemento, eretto nel 2012, offre solo un riparo limitato. Impensabile, poi, avventurarsi nei campi. Il villaggio di Chirglay dista solo poche centinaia di metri dalla linea di cessate il fuoco, e la casa dell’agricoltore Khosrov Shukurov ,71 anni, è la più vicina, solo 150 metri. I cecchini hanno gioco facile. Negli ultimi 3 anni almeno 15 persone sono state ferite. Tra loro, anche Sabina , la figlia di Khosrov.

Le montagne del Nagorno Karabakh si ergono possenti al di là della piana arida. Khosrov le guarda con i suoi profondi occhi azzurri, quasi volesse catturare l’aria fresca di quei monti ricoperti di vegetazione: “Non me ne voglio andare –esclama -. Sono nato qui, e qui voglio morire. Gli armeni sono venuti e se ne so no andati. Il Nagorno Karabakh tornerà a far parte dell’Azerbaijan. E’ solo questione di tempo”. “In questo villaggi – interviene la moglie – i morti si seppelliscono la notte, per non essere dei bersagli”.

Se non fosse per i campi deserti, e un silenzio surreale, sembrerebbe un’arida campagna come tante altre. Ma su questa linea di cessate il fuoco, il fuoco non è mai cessato. Le sparatorie tra i due eserciti, nascosti in trincee e in avamposti, avvengono con cadenza quasi quotidiana.
La questione del Nagorno Karabakh, un verde fazzoletto di terra esteso quanto l’Umbria, è ancora aperta. Nonostante l’accordo di cessate il fuoco, firmato nel 1994 dopo un cruento conflitto durato due anni, Azerbaijan e Armenia sono ancora tecnicamente in stato di guerra. E le prospettive per una soluzione pacifica non sono incoraggianti.

 

C’è chi lo chiama il conflitto congelato, ma perché allora si spara? Chi, ponendo l’accento sui rischi, preferisce definirlo conflitto sopito, perché pronto a riesplodere. Chi, infine, vuole rimarcare il disinteresse della comunità internazionale e lo descrive come “il confitto dimenticato”. Volutamente dimenticato. Quasi che lo “status quo” fosse di gran lunga l’opzione preferibile. L’Azerbaijan , tuttavia, non ci sta. Il Nagorno Karabakh, ripetono le autorità azere fa parte dell’Azerbaijan. Va restituito. Così come i sette distretti azeri occupati dagli armeni durante la guerra per creare un zona cuscinetto tra il Nagorno e l’Azerbaijan. In totale, spiegano, è stato sottratto quasi il 20% del territorio nazionale.

 

 

İlsole24ore.com

 

09.12.2013 14:01

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