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Un periodo di 22 anni senza Shusha

08.05.2014 | 11:07

1399529161_1399528107_27Le montagne di Shusha hanno la nebbia in cima

 E la maglia rossa con la gonna verde

 Nell’Epoca sovietica, non è un caso il ruolo di Khan Shushunski e Uzeyir Hajibeyov, successiva generazione della dinastia Javanshiriler, nel sollevamento della bandiera sacra della Repubblica Democratica di Azerbaigian. Shusha che assume lo stato di fortezza inespugnabile era una città strategica.

 

Ci sono state molte persone che volevano tenerla sotto l’invasione, da Gajar fino agli imperatori russi. Ma essi non sono riusciti a rimanere a Shusha per un lungo periodo. Perchè la cosidettà città era una fortezza imprendibile.

 

La popolazione locale non permetteva il dominio degli altri. Questo territorio era un paradiso regalato da Dio per l’Azerbaigiano e il mondo. Le rocce diritte, la meravigliosa natura… La sua aria era come una medicina per tutti i dolori. Shusha era “Gulustani-Irem”, spesso citato nelle fiabe. Va sottolineato anche il Kharibulbul, un fiore raro che è quasi impossibile trovarne uno uguale in un altro angolo del mondo, è un miracolo che ci ha dato Dio.  Tale orchidea ci fa ricordare un usignolo che sta sul fiore. Il colore del fiore è diventata rosso. Dicono che la figlia del Khan (Khurshidbanu Natavan) quando abitava in Iran ha ordinato dei semi di quest’orchidea, ma non è cresciuto nessun fiore. Perchè la sua patria non era l’Iran. Nonostante che venga coltivata nei diversi luoghi, la sua anima è legata alla terra e all’aria di Shusha

1399529268_1399528207_777Shusha non solo è la città dei castelli , anche dei musei. La storia della città, tappeti, manufatti in pietra, piante medicinali, il museo di storia del Karabakh, inclusi i nomi di grandi musei e mostre nel vero senso della parola, non sono solo uno specchio della nostra storia, ma anche della nostra cultura nazionale, ed è stato un luogo di difesa.

 

Che bel sogno Dio ha dato all’uomo . Attraverso i sogni si può portare a termine la mancanza di 22 anni. Le strade curve, la Casa-Museo di Uzeyir , il palazzo di Natavan, figlia del Khan, il mausoleo di Vagif , le mura del castello , le antiche moschee , i santuari , le fontane , i platani del Khan , i quartieri , Jidirduzu , la foresta di Topkhana vengono come un ospite nei sogni di ogni abitante di Shusha . Grazie al sogno almeno siamo lì, beviamo la sua acqua potabile , respiriamo la sua aria . Non vogliamo svegliarci. Vogliamo che i nostri spiriti raggiungano Shusha . Per questo ogni giorno preghiamo  Dio. Ma allo stesso tempo abbiamo paura. Ma come  risponderemo davanti a Panahali khan, Uzeyir Hajibeyov , Jabbar Qaryagdıoglu , Mir Mohsun Nevvab, centinaia di persone provenienti da Shusha, se lasceremo questo mondo  con l’ ansia che proviamo per Shusha . I loro occhi saranno pieni di condanna e silenziosamente ci chiederanno: ” Abbiamo costruito la città subendo molte sofferenze , ma voi non avete potuto proteggerla? ” Rendendoci conto della gravità della domanda , pensiamo a come guarderemmo i loro volti .

 

Sono passati 22 anni dall’invasione di Shusha. Nel corso di questo periodo non è stato possibile dimenticare e far scordare Shusha. Prima della guerra la cosidetta città era del Karabakh, ma oggi Shusha è diventata una città santa di tutti gli azeri del mondo. Shusha è divenuta il nostro luogo di culto. È la perdita e il dolore piu grave del popolo azerbaigiano.

 

Credo che l’ 8 maggio  sarebbe cancellato dalla lista nera. E noi ritorneremo a Shusha. La ricostruiremo. Perchè Shusha è la nostra strada per la vittoria.

 

 

Zaur Aliyev

Dottore in filosofia delle scienze politiche

 

“KarabakhİNFO.com” 

 

 

08.05.2014 11:07

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